No ad approvazioni a scatola chiusa dei pirogassificatori di Paese e Gaiarine

Manca meno di una settimana alla riunione della Commissione tecnica regionale sull’Ambiente che dovrà esprimere sui progetti dei pirogassificatori di Paese e Gaiarine e regna la confusione assoluta: mancano i commissari, alcuni non sono stati ancora convocati e anche la documentazione non è stata inviata: questa situazione è inaccettabile. Si tratta di progetti contro i quali sono state raccolte complessivamente 14 mila firme di cittadini. Contemporaneamente, sia dal fronte della maggioranza che dall’opposizione in Consiglio Regionale, sono stati presentati specifici progetti di legge.pirolisi-dei-rifiuti-urbani
Siamo alla commedia dell’assurdo: la Commissione che dovrà esprimere un parere sull’istruttoria effettuata dagli uffici regionali sui progetti dei pirogassificatori si riunirà martedì prossimo 11 ottobre e ad oggi almeno uno dei commissari esterni non ha ancora ricevuto la convocazione. Ci sembra una cosa di una gravità inaudita. Purtroppo però non è la sola mancanza, visto che non sono stati ancora consegnati i relativi progetti: è impossibile studiarli in così poco tempo, visto che sono progetti complessi, composti da decine di allegati. I commissari dovrebbero riceverli almeno un mese prima, non a cinque giorni dalla riunione. La sorpresa però non finisce qua. Abbiamo infatti scoperto che la Commissione è stata convocata senza che la Giunta regionale abbia ancora individuato tutti i suoi componenti interni: è una cosa vergognosa.

Pronto soccorso di San Donà: situazione insostenibile

image“Le Ulss, per funzionare e garantire i servizi ai cittadini hanno bisogno di risorse, altrimenti si parla del niente. La situazione al Pronto soccorso di San Donà di Piave è oltre il livello di guardia: la scorsa settimana l’attività è andata in tilt a causa della rottura di un apparecchio in Radiologia, sono stati sospesi esami per alcune ore e bloccati anche interventi in codice rosso, con gli operatori del Pronto soccorso che hanno invitato i pazienti meno gravi ad andare altrove, evitando un’inutile e lunga attesa”. I consiglieri veneziani del Partito Democratico Francesca Zottis e Bruno Pigozzo tornano a chiedere chiarimenti sul futuro del Pronto soccorso dell’ospedale di San Donà e più in generale di tutta la Ulss 10, con un’interrogazione a risposta scritta. “Episodi analoghi si ripetono con preoccupante frequenza e, al di là dei problemi tecnici, sono una spia d’allarme sulle potenziali carenze di personale e sulle lacune del sistema assistenziale territoriale che come Pd stiamo denunciando da tempo. È la stessa Regione che per anni ha sotto finanziato questa Azienda, i numeri parlano da soli: i contributi annui pro capite per l’Ulss di Belluno, per esempio, ammontano a 1.812 euro, 1.771 quelli per Adria e 1.753 per Venezia, mentre al Veneto Orientale ne arrivano appena 1.500. Una disparità di trattamento che non è neutra e ha oggettivamente delle ricadute negative sui servizi agli utenti”. “Perciò – concludono Zottis e Pigozzo – vogliamo sapere se la Giunta, al di là di generiche dichiarazioni d’intenti, ha in programma interventi organizzativi per i Pronto soccorso dell’Ulss 10, fornendo risorse economiche e personale, in modo da ridurre, se non eliminare, i disagi che ogni giorno penalizzano i cittadini e gli stessi operatori”.

Solidarietà al PD di Campolongo

L’atto vandalico alla sede del Pd di Campolongo è un segno preoccupante di un clima di odio che influisce sulla partecipazione democratica e su una società che avrebbe bisogno di confronto e di ritornare all’ascolto e al dialogo attraverso le diverse organizzazioni sociali dai partiti, ai movimenti, alle associazioni.campolongo

Non è accettabile la violenza e in questo caso va condannato un gesto intimidatorio verso coloro che in modo volontario giornalmente si dedicano al loro paese.

Esprimiamo solidarietà al circolo di Campolongo e continueremo a condannare qualsiasi forma di odio verso istituzioni, partiti, persone. Rifiutiamo qualsiasi violenza sia che si esprima con atti vergognosi come questo, sia che emerga con linguaggi che troppo spesso nascondono voglia di rivendicazione e di demolire la diversità ed un’irresponsabilità umana non accettabile.

Purtroppo, inoltre, non è un caso isolato, ma si aggiunge ad altri episodi analoghi accaduti nell’ultimo anno contro le sedi del PD.

Gigliola Scatolin, Alessandra Moretti, Bruno Pigozzo e Francesca Zottis

Basta con i corridoi di morte

“Continuano gli incidenti lungo l’A4 San Donà-Trieste, in particolare nel tratto tra San Donà e Portogruaro. L’ultimo è di oggi: un morto e 8 feriti. Come consiglieri regionali abbiamo chiesto due mesi fa, con una interrogazione alla Giunta Zaia, di avere chiarezza sulla realizzazione della Terza corsia. Ancora non abbiamo avuto risposta dal presidente, però apprendiamo dalla stampa che, in sostanza, non sono calendarizzati i lavori in tale tratto, che il numero di mezzi pesanti è in aumento e che non si parla più di Piano della mobilità regionale con l’integrazione gomma-ferro”. La capogruppo del Partito Democratico Alessandra Moretti e i consiglieri Francesca Zottis e Bruno Pigozzo rilanciano la questione della viabilità nel Veneto Orientale e chiedono alla Regione di attivare prima possibile un tavolo politico che coinvolga tutti i partiti.20160518_075917_resized-2 “Da troppo tempo si attendono infrastrutture viarie e ferroviarie in una zona strategica, crocevia di importanti traffici commerciali e di consistenti flussi turistici. Dobbiamo ridare dignità al territorio metropolitano veneziano e della Venezia Orientale. Vogliamo essere interlocutori veri e forti con la Regione Friuli e con il Governo”. “È inaccettabile – ribadiscono gli esponenti democratici – che ci siano situazioni come il tratto A4 San Donà-Portogruaro o come la statale Romea, dove ogni giorno si verificano incidenti, spesso mortali. Siamo certi che l’assessore De Berti condivida le nostre stesse preoccupazioni e per questo insistiamo sulla convocazione urgente di un tavolo politico trasversale che metta al centro le necessità oggettive di scelte ed interventi infrastrutturali rinviati per troppi anni”.

Francesca Zottis Consigliera PD Regione Veneto,
Bruno Pigozzo Vicepresidente Consiglio Regionale Veneto,
Alessandra Moretti Capogruppo PD Veneto

Gioco d’azzardo: 4 milioni fermi da 8 mesi

“L’efficienza di Zaia si conferma soltanto di facciata: da inizio 2016 sono fermi ben quattro milioni di euro destinati alla prevenzione e al contrasto del gioco d’azzardo. E, a distanza di otto mesi, non sono neanche stati chiariti i criteri in base ai quali siano state assegnate le risorse”. Il Partito Democratico va all’attacco della Giunta sulle misure destinate alla cura e alla riabilitazione delle patologie legate alla dipendenza da slot machine, videopoker, Gratta e vinci e scommesse; dipendenza che in Veneto riguarderebbe circa 15mila persone.
Sala-Slot-3
“Un’emergenza che la maggioranza, al di là delle dichiarazioni, non considera tale: a dicembre la Conferenza Stato-Regioni ha assegnato al Veneto quattro milioni per il contrasto del Gioco d’azzardo patologico (Gap), fondi che la Giunta ha poi equamente diviso tra la Ulss 9 di Treviso e l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, ancora fermi al palo. Da una parte si protesta nei confronti del governo di Roma, presentando a distanza di poco tempo due progetti di legge in cui si chiedono stesse cose, poi però non vengono spesi soldi che già ci sono. Addirittura a giugno la Giunta ha risposto a un’interrogazione sul gioco d’azzardo senza neanche citare i quattro milioni a disposizione”, sottolinea il consigliere Graziano Azzalin primo firmatario di un’interrogazione sottoscritta dai colleghi PD Alessandra Moretti, Stefano Fracasso, Claudio Sinigaglia, Bruno Pigozzo, Francesca Zottis, Orietta Salemi, Piero Ruzzante e Andrea Zanoni e Cristina Guarda del gruppo AMP.

In base alla Legge regionale numero 6 del 27 dell’aprile 2015 (articolo 20), le Ulss devono adottare un programma di prevenzione diagnosi, cura e riabilitazione delle persone affette da Gap coinvolgendo enti, associazioni e altri soggetti, anche privati, fornire uno specifico programma terapeutico assicurando le adeguate prestazioni medico-specialistiche, sia in regime ambulatoriale che residenziale, promuovere gruppi di auto-aiuto e predisporre dei test di autovalutazione e verifica sul rischio da dipendenza da esporsi nelle sale da gioco e negli esercizi commerciali dove sono installati apparecchi per il gioco d’azzardo.

“Al di là delle parole, però, ci vogliono i fatti – affermano i consiglieri del Partito Democratico – Dopo otto mesi dalla disponibilità dei fondi, quali progetti e iniziative sono stati effettivamente avviati? Inoltre sono stati coinvolti anche altre Ulss e Comuni oppure tutto è rimasto nell’esclusiva competenza della Ulss di Treviso e dell’Azienda ? Ho letto nei giorni scorsi che l’assessore Forcolin si è vantato per la riorganizzazione amministrativa della macchina regionale, per aver liquidato dei pagamenti comunque in ritardo, parlando di un nuovo motore turbo. Motore che in realtà è inceppato e non da adesso: quattro milioni stanziati per combattere una dipendenza e ancora inutilizzati non sono proprio un bello spot per quella efficienza che la Giunta Zaia continua, senza motivo, a sbandierare”.
Scarica l’interrogazione Azzalin Riparto fondi GAP

La terza corsia non può aspettare

“Nel tratto San Donà-Portogruaro ci sono troppi incidenti, la terza corsia A4 non può più attendere”. La richiesta arriva dai consiglieri del Partito Democratico Francesca Zottis e Bruno Pigozzo che sottolineano anche l’attesa, finora vana, del Piano della mobilità regionale: “Un piano che, soprattutto in momento di scarsità di risorse come questo diventa prioritario, per una sana programmazione, in sinergia con le società che possono intervenire in merito come Anas, Veneto Strade e Cav”.
Nel mirino degli esponenti democratici il cronoprogramma dei lavori: “Abbiamo appreso che alla fine del 2016 verrà messo in gara il tratto da Portogruaro a Fossalta e che il tratto San Donà-Portogruaro sarà realizzato una volta completato tutto il tratto Portogruaro-Palmanova perché la parte Portogruaro Fossalta non ha alternative, come sostiene il presidente di Autovie Venete Maurizio Castagna, quando in realtà è possibile prendere l’A28 e ricongiungersi con l’A27. Di fronte a questa situazione siamo allarmati perché, come dichiarato ancora da Autovie Venete, la situazione in termini di flussi di traffico nei primi sei mesi del 2016 si avvicina ad una cifra vicina ai livelli pre-crisi”. Nello stesso periodo del 2011, infatti, il volume dei transiti era stato di 22 milioni 675 mila 276 veicoli, un flusso dove i mezzi pesanti, rispetto a quelli leggeri, rappresentavano circa un quarto del totale. “Adesso in una giornata feriale sull’asse principale delle rete, la A4, passano fra i 25 mila e i 27 mila mezzi pesanti di cui il 61% di nazionalità straniera, a conferma che l’infrastruttura resta l’asse privilegiato Ovest-Est per la mobilità delle merci. Di fronte a questi dati e al numero di incidenti degli ultimi tre mesi non possiamo pensare di rimandare l’esecuzione di un tratto fortemente incidentato come quello di San Donà-San Stino e di non ridiscutere in modo organico la viabilità del Veneto Orientale in termini di gomma e ferro. La terza corsia A4 è un’emergenza e come tale va trattata!”.

Vogliamo conoscere la sostenibilità del progetto Pedemontana

“Sulla Pedemontana serve chiarezza e per questo chiediamo la convocazione in Seconda commissione del commissario straordinario Silvano Vernizzi. Vogliamo che ci venga presentata la sostenibilità finanziaria del progetto basata sui flussi di traffico”. Una richiesta corale quella che arriva dai consiglieri regionali del Pd Francesca Zottis, Stefano Fracasso, Andrea Zanoni e Orietta Salemi, alla luce del rinnovato allarme del Governatore e degli Industriali sul possibile stop ai lavori, con il nodo dell’emissione dei bond per 1,6 miliardi di Banca Jp Morgan, in attesa del via libera della Cassa Depositi e Prestiti. Nell’incontro di ieri tra Delrio e Zaia, il ministro alle Infrastrutture, pur ribadendo che i cantieri devono andare avanti, ha sottolineato come ci siano degli aspetti ancora da approfondire, con le perplessità del governo che riguardano proprio i flussi veicolari, in rallentamento a vantaggio del traffico su rotaia. “Abbiamo letto che il commissario convocherà entro la prossima settimana un nuovo incontro tecnico per affrontare tutte le questioni aperte, alla presenza anche di rappresentanti del Ministero. Bene – ribadiscono gli esponenti Dem – chiediamo che venga a illustrare il tutto anche a noi in Commissione, visto che in ballo ci sono risorse statali e regionali”. pedemontana“Servono chiarimenti anche sul Piano economico finanziario, perché non è possibile che un’opera approvata con Project financing venga a gravare sulle casse pubbliche. Inoltre, bisogna che sia fatta chiarezza anche sui flussi di traffico previsti, sui tempi di pagamento dei tremila espropriati, sulla reale assunzione del rischio d’impresa da parte dei costruttori/gestori privati, sui pedaggi che dovranno pagare i cittadini: tutte questioni che la Regione e il Commissario Straordinario – continuano la Zottis, Fracasso, Zanoni e Salemi – dovevano chiarire alla Corte dei Conti entro il mese di giugno. Non avendolo fatto, l’11 luglio scorso la Corte ha inviato un perentorio sollecito, chiedendo che sia data risposta entro il 1° settembre”. “La mobilità è un tema estremamente importante e perciò occorre chiarezza, a maggior ragione quando si parla di Grandi opere e della loro gestione, per evitare altri casi come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria o che il conto sia assai più salato di quanto preventivato inizialmente. Purtroppo – chiosano gli esponenti del Partito Democratico – non sarebbe una novità”.

Veneto Nanotech: rischiamo conseguenze pesantissime

Dodici milioni di euro che rischiano di essere pagati dai cittadini. Tutti i nodi di Veneto Nanotech sono arrivati al pettine e il conto del crac potrebbe essere davvero un salasso per le casse regionali: cosa intende fare adesso la Giunta Zaia dopo aver ignorato tutti i segnali d’allarme che arrivavano da più parti? Questo è quanto chiede il Partito Democratico in un’interrogazione a risposta immediata, primi firmatari i consiglieri Bruno Pigozzo, Francesca Zottis e Alessandra Moretti. “La scorsa settimana – spiegano i consiglieri – Nel corso dell’udienza sulla liquidazione della società, è stato illustrato il concordato preventivo: i creditori hanno venti giorni per approvarlo, in caso contrario verrebbe dichiarato il fallimento, con un buco di 12 milioni, invece dei 10,8 stimati in un primo momento. Il sì al concordato – proseguono i rappresentanti del Pd – Potrebbe comunque comportare una rivalsa da parte dei creditori non privilegiati nei confronti della Regione, che è l’ente di controllo, con cause civili. È una situazione ingarbugliata, un cane che si morde la coda: Veneto Nanotech lamenta fra l’altro un credito di quasi 700mila euro nei confronti del Consorzio interuniversitario, chiuso nel 2012, che a sua volta ha un contenzioso con la Regione per dei contributi mai versati”. “Quanto sta accadendo non è un fulmine a ciel sereno – concludono gli esponenti Dem – Ma di fronte alle preoccupazioni espresse da più parti la Giunta è rimasta sorda. Avevamo evidenziato la necessità di un radicale riassetto e ristrutturazione della società per renderla più competitiva, a fronte del fatto che rappresentava un’eccellenza veneta del settore della ricerca e dell’innovazione tecnologica, ma la Regione ha preferito tirare dritto, senza preoccuparsi minimamente né del problema economico né del futuro dei lavoratori. E ora – concludono i firmatari dell’interrogazione – le conseguenze rischiano di essere pesantissime”.

Cittadini traditi da chi doveva garantire i loro risparmi

“Il Sistema Veneto è stato un fallimento totale. La Regione ha fatto solo il suo dovere nel costituirsi parte civile, ove ricorrano le condizioni previste dall’ordinamento, nei processi penali contro i dirigenti degli Istituti di credito Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e di sostenere le famiglie bisognose”. Questo il commento dei consiglieri del Partito Democratico Francesca Zottis, Andrea Zanoni e Graziano Azzalin in solidarietà ai cittadini vittime del crac degli istituti di credito e che ieri sera hanno manifestato a Treviso.
“Il problema è che siamo arrivati molto tardi e bisogna essere chiari: nel Veneto non si tratta solo del fallimento del sistema bancario locale, ma di un sistema economico, di un gruppo dirigente che è crollato, di un nucleo di relazioni che non hanno creato ricchezza diffusa, ma risorse concentrate nelle mani di pochi e che hanno alterato i rapporti economico sociali della Regione –protestabanche proseguono gli esponenti del Pd – Zaia dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e spiegare cosa ha fatto per il lavoro e per le imprese in questi sei anni! Sicuramente ha fatto tanti interventi sui giornali e ha partecipato a innumerevoli iniziative pubbliche dimenticandosi però di sorvegliare e controllare istituti bancari che espropriavano il suo territorio”.
“Il Veneto laborioso – concludono Zottis, Zanoni e Azzalin – è stato tradito proprio da chi doveva garantire e valorizzare con responsabilità i loro risparmi, mettendo in evidenza l’inadeguatezza di una politica che ha governato il territorio pensando alle griglie roventi e non avendo, nella migliore delle ipotesi, percezione di ciò che stava accadendo”.

La posizione del PD sull’azienda Zero

ospedale, Mestre 003È  per noi fondamentale modificare il Piano Socio Sanitario e poi attivare le leggi conseguenti.
Vogliamo infatti salvare il sistema sociosanitario, fortemente e forse irrimediabilmente compromesso, dall’attuale Pdl23 (Azienda Zero) di Zaia.

Non si proceda all’esame del Pdl 23 senza prima aver affrontato la modifica e l’aggiornamento del Piano Socio Sanitario. Questa è la richiesta del Partito Democratico.

Che vi sia questa necessità lo dimostriamo depositando la nostra proposta di Piano Socio sanitario contenente le linee guida di una vera (e non improvvisata) riforma del sistema sociosanitario veneto.

Scarica la proposta di modifica.

In primo luogo affrontiamo il tema della configurazione del perimetro delle Ulss: si propone di ridefinire il bacino di riferimento delle Ulss, adottando come parametro un numero di abitanti compreso tra i 400.000 e 500.000 abitanti, eccezion fatta per la specificità del territorio montano e del polesine. E’ un passaggio fondamentale, da sottoporre a nostro parere al giudizio delle Conferenze dei Sindaci, e che è diventato obbligatorio dopo che il Presidente Zaia ha infranto l’obbiettivo delle ulss provinciali e ha creato il sistema “arlecchino”. Non possono essere motivi politici a disegnare i perimetri delle Ulss, ma criteri e modelli organizzativi e di efficacia assistenziale.

La principale preoccupazione è comunque garantire la specificità del modello veneto ovvero l’integrazione sociosanitaria. Per questo proponiamo che la Conferenza dei Sindaci, il Piano di zona, i Distretti e i Dipartimenti di Salute mentale, di Prevenzione e delle Dipendenze abbiano la medesima dimensione territoriale e cioè il perimetro delle ulss così come previste dalla legge regionale 56 del 1994. Ovvero siano configurati sulle 21 ulss ora esistenti!

Ogni Distretto, nella organizzazione territoriale, dovrà prevedere un’unità operativa complessa (UOC) di Cure Primarie, un’ UOC Infanzia Adolescenza Famiglia e Consultori Familiari, un‘UOC per la Disabilità e la Non autosufficienza, un’UOC per le cure palliative, un’UOC per le attività specialistiche, un’UOC per il sociale con il compito anche di collaborare con il direttore dei servizi sociali e delle funzioni territoriali.

La nostra proposta si sofferma anche sulla rete degli ospedali generali pubblici e privati accreditati della RegioneVeneto: oltre al modello hub e spoke dovranno essere configurati in base al Decreto ministeriale 70 del 2015, la cui classificazione deve valere per ogni ospedale in riferimento ai requisiti minimi tecnologici, specialistici ed organizzativi caratteristici del livello di appartenenza nella rete ospedaliera e nella rete dell’emergenza urgenza. L’individuazione delle strutture di degenza e dei servizi che costituiranno la rete assistenziale ospedaliera dovrà essere progressivamente effettuata in rapporto ai bacini di utenza come indicati nello stesso DM 70/2015.

La novità di maggiore impatto è senza dubbio la proposta dell’Agenzia Veneta socio-sanitaria per l’esercizio di funzioni tecniche e amministrative di supporto( gare, concorsi, informatizzazione, acquisti…) alle Unità Locali Socio Sanitarie (ULSS), alle Aziende Ospedaliere, all’Istituto Oncologico Veneto (lOV) e agli altri enti del servizio socio sanitario regionale veneto. Non un altro carrozzone tipo Veneto Sanità, ma l’accordo tra i Direttori Generali per raggiungere gli obbiettivi di razionalizzazione del sistema e di lotta agli sprechi!

Non meno importanti le misure previste per l’abbattimento delle liste d’attesa: le Ulss e le Aziende Sanitarie dovranno adottare un programma straordinario per ridurre i tempi di attesa. Proponiamo l’attivazione di progetti innovativi come il CUP On Line, per prenotare l’appuntamento in modalità self service, il ReCall, sistema automatico regionale che contatta l’assistito per ricordare via telefono, sms, APPs, la visita in scadenza, la cancellazione on demand, sistema automatico con il quale l’assistito comunica (H24) la cancellazione della sua prenotazione via telefono e via APPs, il pagamento Ticket via smartphone, per evitare all’assistito una ulteriore fila alle casse al momento dell’erogazione della prestazione

La Regione Veneto deve al più presto attivare in tutte le Ulss del Veneto il Fascicolo Sanitario Elettronico contenente la storia clinica di ogni persona; è ormai lo strumento fondamentale di prevenzione, di controllo farmaceutico, diagnostico e specialistico, di monitoraggio dell’appropriatezza delle prestazioni e dell’idoneità assistenziale.

Alcune novità rilevanti riguardano anche le strutture pubbliche di assistenza agli anziani: per le IPAB – centri servizi residenziali – autorizzate e accreditate che gestiscono servizi per anziani autosufficienti e non autosufficienti l’Irap è ridotta di 3 punti percentuali. Inoltre, La quota sanitaria o cosiddetta impegnativa capitaria viene aumentata dello 0,5% se il paziente viene ospitato in una struttura residenziale pubblica o ipab.

Per il triennio 2016/ 2017/2018 proponiamo la sospensione dell’autorizzazione alla costruzione di nuovi Centri Servizi residenziali per anziani non autosufficienti perché vi sono ormai più di 5000 posti letto privi dell’impegnativa (quota) sanitaria e le famiglie sono così costrette a pagare 3.000 euro al mese.

Ci siamo cimentati in una proposta “forte” di programmazione, che dovrebbe essere ciò che fa la maggioranza, per dimostrare la superficialità con la quale la Lega ha affrontato la riforma; una superficialità che sta portando destabilizzazione e confusione a tutti gli operatori e a tutti i cittadini, e sta portando a bilanci che si profilano sempre più in rosso!