Fondo per la non autosufficienza

Il Fondo per la non autosufficienza per il 2016 approvato oggi in Quinta commissione si limita, per l’ennesima volta, a fotografare l’esistente senza dare risposta alle ferite sul sociale ancora aperte. L’importo è rimasto identico, circa 720 milioni che arrivano a 750 solo grazie al Fondo nazionale. E per questo abbiamo deciso di astenerci in commissione Sanità.
Ancora una volta l’approvazione arriva a fine anno e questo la dice lunga su come la maggioranza abbia a cuore questo settore. Continua a essere ignorata la richiesta delle decine di migliaia di famiglie che inseriscono i propri cari in casa di riposo e sono costrette a pagare 1800-1900 euro al mese perché il valore delle impegnative sanitarie trasferite dalla Regione è sempre lo stesso dal 2009. E rimane anche la disparità delle rette per l’inserimento dei disabili nei Centri diurni, visto che la dgr 740 del 2015 non viene applicata. Rimane  sempre inevasa la richiesta di rivedere l’assegnazione dei contributi per l’assistenza domiciliare: a cosa servono 100 euro al mese per una famiglia con un invalido a carico? Bisognerebbe aumentare la quota per chi assiste a casa un malato di Alzheimer o affetto da demenza senile. Affrontando questa tema a fine anno, una brutta abitudine che si va ripetendo da tempo, si continua a rinviare le risposte ai soggetti fragili della nostra regione.
Infine rimangono ancora delle forti disparità di trattamento su vari territori: chiediamo con urgenza una relazione puntuale su come siano state utilizzate le risorse nelle singole Ulss, poiché da varie segnalazioni raccolte ci risulta che non ci sia stato un uso coerente.

Ci faremo interpreti delle istanze degli studenti

Questa mattina sono stati ricevuti dal Presidente della Terza Commissione consiliare i rappresentanti della Rete degli Studenti Medi del Veneto e dell’Unione degli Universitari che hanno esposto le loro richieste e le loro preoccupazioni, di cui ci faremo portavoce in sede di Bilancio.
Abbiamo rimediato all’assenza di una rappresentanza degli studenti in sede di audizioni, dovuta ad un problema di comunicazione. Era infatti doveroso affrontare un tema importante come quello del diritto allo studio insieme a loro. Gli studenti hanno espresso la propria contrarietà per la riduzione degli investimenti, da parte della Regione, in numerosi campi, incluso quello scolastico, in contraddizione con quanto espresso nelle linee guida del Documento di Economia e Finanza regionale. Sono tre le richieste emerse dal confronto con gli studenti ovvero un Tavolo di confronto con l’Assessore alla Formazione, all’Istruzione e al Lavoro Elena Donazzan, per studiare possibili forme di alternanza scuola- lavoro, con il coinvolgimento di amministrazioni locali ed imprese, la questione del caro- trasporti ed infine, per quanto riguarda il diritto all’istruzione, la modifica della soglia Ispe (Indicatore di situazione patrimoniale equivalente) per le Borse di studio che il Governo ha innalzato a 50mila euro, mentre in Regione è rimasta ferma a 35mila.  
Il diritto allo studio deve restare una priorità, in quanto rappresenta il miglior investimento sul futuro. Per questo, durante la discussione in ordine al Bilancio regionale di previsione, porteremo all’attenzione dell’aula consiliare tutte le loro richieste.

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

“La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è una ricorrenza importante per fermarci a pensare su una strage troppo spesso lontana dai riflettori: 116 le vittime nei primi dieci mesi dell’anno secondo il rapporto dell’Eures, con tre femminicidi su quattro che avvengono in ambito familiare. Questo tema dovrebbe essere più spesso al centro dell’agenda politica e non solo, quindi accogliamo ben volentieri l’appello del Sindacato dei giornalisti del Veneto per arrivare alla firma di un Protocollo donne e media con il Corecom, così come è stato realizzato in Emilia-Romagna e Lazio”. In una nota il gruppo consiliare regionale del Partito Democratico dà il proprio sostegno all’iniziativa della Fnsi regionale, alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebrerà domani e vedrà poi il culmine nella manifestazione di sabato “Non una di meno”, in programma a Roma.
“Gli abusi, purtroppo, sono molti di più di quelli fotografati dai numeri, visto che la maggior parte avviene tra le mura domestiche e c’è ancora troppa paura a denunciare – prosegue il comunicato dei consiglieri democratici – Secondo i dati di Iris, il Coordinamento dei Centri antiviolenza del Veneto, dal primo gennaio al 31 ottobre le richieste di aiuto sono state 1524, 1091 le donne italiane e 350 le straniere, mentre in 83 casi non hanno potuto rilevare la nazionalità: la metà di loro ha figli minori, vittime indirette della violenza a cui hanno assistito. Per fare un passo in avanti decisivo oltre a un forte impegno istituzionale, anche in termini di risorse economiche, occorre una battaglia culturale e per questo l’informazione può giocare un ruolo fondamentale. Siamo d’accordo con il Sindacato dei giornalisti quando afferma che troppo spesso l’abuso sul corpo delle donne viene trattato come materia per incrementare audience o vendere maggiori copie, dando spazio a un sensazionalismo davvero fuori luogo e che fa male alle donne, al giornalismo, alla comunità, aggiungendo violenza a violenza. Per questo sollecitiamo che si arrivi a una condivisione reale di un Protocollo con il Corecom, come già avvenuto in altre regioni”.

La Regione corregga i propri errori sulla suddivisione delle nuove Ulss

La Regione ‘spedisce’ Cavallino Treporti nell’Ulss Veneto orientale nonostante la contrarietà del Comune, violando anche la legge e ancora non ha rimediato allo sbaglio. Un pasticcio inammissibile che testimonia l’irresponsabilità totale della maggioranza.

Al termine dell’audizione in Quinta commissione del sindaco di Cavallino Treporti, insieme al collega di Boara Pisani, in merito alla riorganizzazione delle Aziende sociosanitarie sancita dal Pdl 23 sappiamo che entrambi stanno aspettando che la maggioranza corregga i propri errori: Cavallino Treporti è passata dalla Ulss Serenissima al Veneto Orientale, mentre Boara Pisani è stata inserita nella Ulss Euganea quando, di fatto, i suoi abitanti gravitano sulla provincia di Rovigo.

Oltre a questo hanno evidenziato una violazione normativa, in quanto non è stato richiesto, come previsto dalla legge, il parere preventivo dei Comuni. Come se non bastasse non ci sono certezze in termini di servizi e qualità degli stessi, in conseguenza delle scelte della Regione. I Comuni non possono fungere da ammortizzatore: non dimentichiamo che sono i sindaci coloro che si misurano direttamente e quotidianamente con i cittadini su un tema delicato come quello della sanità e del sociale. Di fatto emergono due enormi criticità: nessuna progettualità in termini di organizzazione di servizi e di sostenibilità e nessun rispetto delle istituzioni, con il tentativo di risolvere un dibattito ventennale attraverso una forzatura politica. La Regione non può essere gestita come una proprietà partitica, la maggioranza deve cominciare a capire che territori e minoranza non sono bamboline da accontentare, ma sono fatti da persone che hanno diritto di pretendere fino in fondo di conoscere e di poter discutere delle proprie idee fino in fondo.

Certo è singolare che il presidente della Quinta commissione Boron dica che il parere legislativo sullo spostamento dei comuni da una Ulss ad un’altra era stato richiesto e dato a febbraio del 2016. Questo significa che l’emendamento di settembre 2016 che ha proposto il cambio di Ulss di Cavallino e Boara non è stato un errore, ma una volontà. Crediamo che con questo atteggiamento sia stata persa una buona occasione per costruire percorsi veri e partecipati con i territori, che potevano portare a soluzioni ben più vantaggiose. Un problema, creato dalla maggioranza, che ha provocato una lesione istituzionale gravissima: ora è la stessa maggioranza a doverlo risolvere. L’attesa però è scaduta, basta giocare a scaricare le colpe, traducano in legge quanto promesso a parole sulla stampa.

Cooperazione internazionale, la programmazione senza risorse è inutile

La doppia rendicontazione illustrata oggi in aula dal consigliere Sonia Brescacin rappresenta buone intenzioni alle quali però bisogna far seguire i fatti.

La programmazione triennale degli interventi per la promozione dei diritti umani, della cultura della pace e quella per la cooperazione decentrata allo sviluppo e solidarietà internazionale mostra una mancanza di risorse imbarazzanti. Si fa presto, soprattutto dai banchi della maggioranza, a dire “aiutiamoli a casa loro”, poi però bisogna essere coerenti.

La rete delle associazioni e degli enti locali che hanno attivato con i paesi in via di sviluppo è enorme qua in Veneto e non può restare senza risposte. Chiediamo che nel bilancio del 2017 vengano adeguatamente rimpinguati i relativi capitoli di spesa, le briciole non bastano. Anche perché sono queste le sfide della contemporaneità e il quadro rispetto a cinque anni fa è cambiato, la situazione internazionale è più grave e la difesa dei diritti umani sempre più urgente. È inutile approvare programmi sui grandi principi se poi nella pratica non si riesce o non si vuole attivare gli strumenti necessari alla loro realizzazione

Bene lo sblocco dei pagamenti dei progetti formativi

Abbiamo appreso che la Regione ha iniziato a liquidare una prima tranche dei pagamenti relativi ai progetti per la formazione continua iniziati nel 2015 e finanziati dal Fondo Sociale Europeo. Bene, adesso ci aspettiamo che si proceda al saldo di tutte le fatture in tempi rapidi.
Prendendo atto di questo primo passo importante crediamo che per mantenere un buon livello qualitativo e risultati conseguenti, occorre garantire una continuità e questa può essere data solo dalla sicurezza finanziaria. Per questo mi auguro che i pagamenti agli enti di formazione vengano completati in tempi certi e brevi. Anche in futuro, in modo da permettere un’adeguata programmazione e raggiungere l’obiettivo europeo di assicurare una formazione permanente ad almeno il 15% degli adulti nella fascia di età 25-64 anni entro il 2020.

Formazione permanente, la Regione non ha ancora pagato le fatture del 2015

La Regione evidenzia i buoni risultati dei progetti formativi del 2015 cofinanziati nell’ambito del Por-Fse, ma a distanza di parecchi mesi le fatture devono ancora essere liquidate: l’assessore al Bilancio Forcolin ci dia certezze sui tempi.

La Giunta ha giustamente puntato molto sulla formazione permanente per aggiornare e migliorare le competenze degli adulti e anche all’interno del Defr (Documento di Economia e finanza regionale) 2016-18 che è stato approvato in Consiglio, è stato dato ampio rilievo a questo tema, con l’obiettivo europeo di garantire una formazione permanente ad almeno il 15% degli adulti in età 25-64 anni entro il 2020. Sottolineando che in Veneto come in Italia, dopo anni in cui la quota si manteneva intorno al 6%, nel 2014 è evidente un deciso aumento, 8.1%, leggermente superiore alla media nazionale.

Questo è indubbiamente positivo ma rischia di restare un’operazione incompiuta. Per proseguire su questa strada occorrono risorse in tempi certi, in modo da garantire la continuità dei progetti e dunque i tempi di erogazione dei finanziamenti agli organismi di formazione devono necessariamente accorciarsi. Non è possibile che ci siano poche certezze e continui ritardi. Per questo sollecitiamo l’assessore e vicepresidente Forcolin ad attivarsi in modo che siano accelerati i pagamenti, per non interrompere un percorso che sta dando buoni risultati.

Il Consiglio Regionale faccia un gesto riparatore rispetto al libro di Beggiato

Pensavamo che il Consiglio Regionale partecipasse alle celebrazioni per i 150 anni dal referendum sull’annessione del Veneto all’Italia del 1866, ma siamo trasaliti nel vedere che l’unica iniziativa presa è stata la presentazione, l’acquisto e l’invio alle biblioteche pubbliche di un volume, quello scritto da Ettore Beggiato, che contiene solo tesi e opinioni che diversi storici autorevoli hanno già dibattuto e confutato.
In occasione della ricorrenza dei 150 anni dal referendum del 21 e 22 ottobre 1866 questa mattina, nel corso di una conferenza stampa convocata a palazzo Ferro Fini, abbiamo avallato la proposta, presentata da Oliviero Cassarà dell’associazione “Comitato Bandiera italiana 17 marzo”, di chiedere alla Regione Veneto il patrocino all’opera di Angela Maria Alberton “Finché Venezia salva non sia – esuli e garibaldini veneti nel Risorgimento”, distribuendolo in scuole e biblioteche, come significativo gesto in seguito a quello concesso al libro di Ettore Beggiato “1866: la grande truffa”.
“Non siamo ovviamente per la censura e l’eliminazione di testi – ha spiegato il vicecapogruppo Pd Piero Ruzzante – ma contestiamo la scelta di diffondere una voce unica e non confrontarla con altre visioni, oltretutto pagando con soldi pubblici. Vorremmo che tutti potessero conoscere ed essere orgogliosi dei numerosi veneti che contribuirono al Risorgimento: erano in 150 nella spedizione dei Mille, seconda regione dopo la Lombardia”.
Qui non si tratta di negare i conflitti o ribadire dati precisi, ma non è possibile che venga negato il plebiscito, soprattutto con la partecipazione di un’autorità che dovrebbe essere di garanzia, Questo significherebbe tradire le fondamenta stesse del nostro Stato. Chiedo che sia dato il patrocino anche al libro di Angela Maria Alberton e che si possa aprire un confronto su quanto successo in quegli anni.
Alla conferenza hanno preso parte il primo ideatore dell’iniziativa, Oliviero Cassarà del Comitato Bandiera Italiana 17 marzo (“La storia non deve essere addomesticata” la sua sintesi), il professore dell’Università di Padova Fabio Marino, che ha illustrato brevemente la situazione storica del Lombardo-Veneto all’epoca del passaggio all’Italia, Floriana Pizzetto dell’Anpi (“La Regione dovrebbe indire subito delle giornate di studio” la sua richiesta), Maria D’Arconte del Faro Tricolore di Desenzano del Garda e Franco Munarini dell’Ana.
“Quello del referendum non è un piccolo episodio – tira le somme Ruzzante – E le piccole contraddizioni che lo hanno riguardato non possono negare il sentimento popolare Veneto dell’epoca. 20.000 abitanti coinvolti nel Risorgimento, Giuseppe Marchetti di Chioggia, solo undici anni, come esempio tra i Mille di Garibaldi, assieme a una moglie che accompagnò il marito travestita da uomo. Quello descritto da Beggiato è un Veneto che, con tutta evidenza, non è mai esistito. Chiediamo perciò formalmente a Ciambetti e Zaia di fare un gesto riparatore”

La Regione sostenga le richieste di risarcimento del tornado

Auspichiamo che la Regione faccia da portavoce alla richiesta dei sindaci e, soprattutto dei cittadini, nei confronti del Governo per la riapertura dei termini per essere ammessi ai contributi da parte di chi ha subito danni. Noi faremo altrettanto.
Questo l’impegno che abbiamo assunto io e Bruno Pigozzo a proposito delle gravi conseguenze provocate dal tornado nel luglio dello scorso anno a Dolo: su 214 danneggiati, infatti, appena 51 hanno presentato la domanda per essere ammesse al contributo governativo, ovvero meno del 20%. La scadenza era il 29 settembre e nessuno si aspettava che fossero così poche le richieste. tornado_0
Questo è dovuto a cattivi consiglieri in cerca di pubblicità che hanno scoraggiato i cittadini con false informazioni, sostenendo per esempio che i contributi fossero legati all’accensione di un mutuo e lamentando appesantimenti burocratici. Così in molti, oltre ad aver subito il danno, avranno anche la beffa. Una vicenda che è “esplosa” negli ultimi giorni con l’appello del sindaco Alberto Polo e dell’assessore all’Urbanistica Matteo Bellomo, i quali oggi hanno chiesto ufficialmente alla Regione di farsi carico presso la Protezione civile nazionale delle loro istanze. Anche noi chiediamo che la Giunta si muova in questa direzione. Come Partito Democratico stiamo prendendo contatti con il Governo in modo da trovare una soluzione per tante persone doppiamente penalizzate: dal tornado e dalla disinformazione.

Ancora problemi irrisolti all’Ater

Insieme ai consiglieri PD Bruno Pigozzo, Stefano Fracasso, Piero Ruzzante, Andrea Zanoni e Cristina Guarda (AMP), abbiamo chiesto di fare chiarezza sulla difficile situazione che sta attraversando l’Ater di Venezia. Nonostante il commissariamento del novembre 2015, le attività di Ater Venezia sono ancora in stallo totale e giungono numerose segnalazioni su più fronti: le attività di manutenzione, la vendita di alloggi, il recupero dei canoni ridotti pagati da assegnatari che non ne avevano diritto, la situazione del personale.ater-sede-venezia
Non sappiamo quali risultati abbia finora prodotto la riorganizzazione annunciata dall’Assessore all’edilizia pubblica Manuela Lanzarin, ma sembra che rispetto alla gestione del presidente Alberto Mazzonetto non sia cambiato poi molto.
Chiediamo alla Giunta regionale un resoconto dettagliato sulle attività degli ultime due anni; dal primo gennaio 2014 al 30 giugno 2016, di quanti fabbricati e alloggi è stata avviata la costruzione e quanti sono stati consegnati? Quanti appartamenti vuoti sono stati recuperati per essere riassegnati ai richiedenti o ai Comuni?
Interroghiamo altresì la Giunta in ordine a quanti siano gli alloggi e i negozi venduti, quante le manutenzioni, a quanto ammontino le morosità recuperate.
Un discorso a parte merita poi la costruzione dell’edificio in via Bissolato a Mestre, appaltato da oltre due anni, con un finanziamento ministeriale di circa quattro milioni e uno regionale di un milione e 880mila.
Vogliamo sapere come siano stati utilizzati i succitati fondi, al di là del pagamento dei progettisti.
Infine ci giungono segnalazioni preoccupate anche per quanto riguarda la gestione del personale, un altro punto su cui la Regione dovrà fare chiarezza.